Erica Daina

Erica Daina

Dieta vegana e carenze nutrizionali

Erica Daina1, Rossella Parini2
1Responsabile Laboratorio di Documentazione e Ricerca sulle Malattie Rare, IRCCS - Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Bergamo 2Consulente medico-scientifico per la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma, Struttura Semplice Malattie Rare, Clinica Pediatrica, Ospedale San Gerardo, Monza

Vegetarian, vegan diets and multiple health outcomes: a systematic review with meta-analysis of observational studies.

Dinu M, Abbate R, Gensini GF, Casini A & Sofi F. Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 57:17, 3640-3649, doi:10.1080/10408398.2016.1138447

Questo studio è una meta-analisi di tutti gli studi finora pubblicati cross-sectional e di coorte prospettici sull’associazione tra vegetarianesimo e veganesimo e gli indicatori di salute come i fattori di rischio per malattie croniche, il rischio di morte per qualunque causa, incidenza e mortalità per malattie cardio-cerebrovascolari, cancro in generale e tipi specifici di cancro.

Da un esame sistematico di tutta la letteratura sull’argomento gli autori hanno selezionato più di 100 articoli eleggibili per la meta-analisi, la maggior parte cross-sectional e riguardanti la dieta vegetariana mentre la minoranza riguardava la dieta vegana. I risultati di questa meta-analisi dimostrano che le diete vegetariana e vegana sono significativamente associate a ridotti BMI (body mass index), glucosio, colesterolo totale, colesterolo LDL rispetto agli onnivori; solo la dieta vegetariana ma non la vegana è significativamente associata a ridotti livelli di colesterolo HDL e dei trigliceridi rispetto agli onnivori. L’analisi degli studi prospettici mostra una riduzione significativa di mortalità per malattia cardiaca ischemica (-25%) e per incidenza di cancro in generale (-8%) rispetto agli onnivori. La dieta vegana analizzata separatamente conferiva una ancora maggiore riduzione del rischio di incidenza di cancro in generale (-15%). Non si ha invece una riduzione di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari nel loro complesso né della mortalità per qualunque causa o di mortalità per cancro in generale. Non è neppure dimostrata una associazione significativa con particolari tipi di cancro.

Commento

Questo studio è la prima valutazione sistematica degli effetti sulla salute in generale e sulla possibile riduzione del rischio di mortalità e di cancro che include sia studi cross-sectional che prospettici e anche la dieta vegana oltre a quella vegetariana. Risponde alla domanda se queste diete conferiscono davvero una protezione contro malattie cardiovascolari e cancro come è stato proposto negli anni scorsi sulla base di dati non sempre associati ad una stretta evidenza scientifica. Come segnalano anche gli autori, questi risultati devono essere presi con una certa cautela, considerato ad esempio l’alto livello di eterogeneità tra gli studi, il bias dato dal fatto che in generale la popolazione vegetariana e vegana è più attenta alla propria salute e assume stili di vita sobri evitando eccessi, la mancanza di informazione negli studi analizzati sul tempo intercorso tra l’inizio della dieta vegana/vegetariana e lo studio pubblicato. In conclusione questa meta-analisi conferma l’ipotesi che le diete vegetariana e vegana siano protettive nei confronti della malattia cardiaca ischemica e del cancro in generale, ma non conferma la protezione per il rischio cardiocerebrovascolare in generale né per la riduzione del rischio di morte in generale.

Is vegetarianism healthy for children?

Cofnas N. Crit Rev Food Sci Nutr. 2018 Feb 23:1-9. doi: 10.1080/10408398.2018.1437024

Nathan Cofnas in questa recente review critica le posizioni dell’Academy of Nutrition and Dietetics (AND) e del Dipartimento dell’agricoltura americano (United States Department of Agriculture (USDA) che parlano di vegetarianismo e veganesimo come di sane alternative dietetiche alla dieta onnivora. In particolare l’AND sostiene che una dieta ben pianificata sia appropriata per tutti gli stadi del ciclo di vita compresi gravidanza, allattamento, infanzia, adolescenza.

Cofnas, invece, afferma che non si ha evidenza di questo e porta a sostegno vari studi che possono far sorgere dubbi fondati sulla sicurezza di una dieta senza carne nei bambini. Segnala un lavoro fatto a Bristol dove si dimostrava che il rapporto alla nascita maschi/femmine era di 81.5/100 nelle donne vegetariane contro il normale rapporto 106/100 nelle onnivore. Come è noto questo rapporto si riduce sempre in situazioni di stress e di malnutrizione materna.

Contro l’affermazione che latte, uova e soia possano essere fonti proteiche completamente sostitutive della carne, riporta i risultati ottenuti da uno studio su bambini kenioti nei quali si confrontava l’effetto di una merenda mattutina a base di carne (gruppo Meat) o latte (gruppo Milk). Dopo circa due anni il gruppo Meat dimostrava un netto aumento di quoziente intellettivo per quanto riguarda il ragionamento fluido, aveva più iniziativa e attitudine alla leadership e faceva più attività fisica spontanea mentre il gruppo Milk aveva risultati peggiori dei controlli. Ciò veniva attribuito ad una maggiore carenza di zinco e ferro il cui assorbimento era inibito dalla presenza di caseina e calcio. Cofnas riporta segnalazioni che associano l’acne alla elevata assunzione di latte e latticini, la maggiore probabilità (3,5 volte) per le madri vegetariane di avere figli maschi con ipospadia, la minore biodisponibilità di zinco e ferro il cui assorbimento è inibito anche da legumi, soia e uova, il rischio di carenza di B12, creatina, taurina, EPA e DHA che potrebbero non essere privi di rischi.

Commento

Questo lavoro dimostra in modo competente che vi sono ancora molti punti da chiarire e approfondire prima di poter affermare che la dieta vegetariana o vegana, anche se ben impostata e supplementata, può sostituire la dieta onnivora nelle gravide e nei bambini. Tutto questo va spiegato alle famiglie: da un punto di vista scientifico non si può affermare che la dieta priva di carne sia senza alcun rischio in gravidanza, nell’allattamento e nei bambini in crescita.

Complementary Feeding: A Position Paper by the European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology, and Nutrition (ESPGHAN) Committee on Nutrition

Fewtrell M, Bronsky J, Campoy C, et al. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2017;64(1):119-132

Il lavoro propone un’analisi circostanziata e aggiornata in merito alla alimentazione complementare - processo comunemente, ma erroneamente definito svezzamento - che comincia quando il latte materno non è più sufficiente da solo a soddisfare le esigenze nutritive del neonato ed è quindi necessario affiancare altri alimenti. Vengono in particolare affrontati i diversi aspetti relativi ai tempi dell’alimentazione complementare, con riferimento alla maturazione fisiologica delle funzioni renale e gastrointestinale, alle necessità nutrizionali nei diversi periodi, alle correlazioni tra alimentazione e indicatori come il rischio di infezioni, le allergie alimentari, il manifestarsi di patologie quali la malattia celiaca, il diabete mellito di tipo 1 e l’obesità. Una parte rilevante è dedicata ad approfondire gli effetti sullo sviluppo psico-fisico e sulla salute di diversi tipi di dieta (vegetariana, vegana).

Vengono infine descritti le modalità e i diversi modelli di alimentazione complementare. Per ognuno dei settori affrontati sono riportate le conclusioni del Comitato per la nutrizione della European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology, and Nutrition (ESPGHAN), vengono formulate raccomandazioni e si individuano le aree di approfondimento e ricerca prioritarie.

Commento

Gli alimenti complementari sono necessari sia dal punto di vista nutrizionale, sia per garantire una crescita adeguata e rappresentano una tappa importante nella transizione dall’allattamento verso l’alimentazione di famiglia. Il periodo di alimentazione complementare corrisponde ad una fase di rapida crescita e sviluppo nella quale i bambini sono particolarmente sensibili alle carenze e agli eccessi di nutrienti. Le relativamente limitate evidenze scientifiche nel settore si riflettono in una considerevole disomogeneità delle raccomandazioni e delle pratiche nelle diverse aree geografiche. Il lavoro aggiorna un precedente position paper del 2008 ed è particolarmente interessante in quanto esamina estesamente le nuove evidenze, compresi i risultati di studi clinici randomizzati sull’introduzione del glutine e degli alimenti allergizzanti. Analisi e raccomandazioni si riferiscono in particolare ai nati a termine sani nel la popolazione europea e le conclusioni descrivono in sintesi tempistiche, contenuto e modalità dell’alimentazione complementare. Oltre ad offrire una revisione sistematica della letteratura, gli autori affrontano argomenti quali le nuove tendenze in tema di nutrizione e i rischi connessi con carenze ed eccessi indotti da condizioni socioeconomiche, stili di vita, influenze culturali. Con riferimento alla questione di attualità rappresentata dalla dieta vegana, si sottolinea la necessità di una appropriata supervisione medica o nutrizionistica per gestire le indispensabili supplementazioni e chiarire ai genitori le serie conseguenze di un mancato stretto monitoraggio. Il rispetto e la valorizzazione degli aspetti positivi delle diverse culture e tradizioni sono costantemente al centro della comunicazione e della relazione fra professionisti e famiglie. Le indicazioni di carattere pratico sono fornite in modo chiaro ed esaustivo.

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