27/03/2026
Elevati livelli sierici di IL-18 all'esordio della malattia di Still: correlazione con il decorso clinico e il rischio di MAS
Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare i medici a comprendere come evolverà la malattia di Still (SD). È quanto emerge da uno studio (1) che ha individuato nella interleuchina-18 (IL-18), un importante indicatore dell’andamento futuro della malattia.
La SD è una rara malattia infiammatoria sistemica che colpisce soprattutto l’età pediatrica e si manifesta con febbre molto alta, rash cutanei, dolori articolari e infiammazione sistemica. In circa il 10-20% dei casi può andare incontro a una complicanza grave, la sindrome da attivazione macrofagica (MAS), una condizione iperinfiammatoria potenzialmente letale. Inoltre, l’evoluzione della SD non è uguale per tutti: alcuni bambini guariscono dopo un singolo episodio, altri sviluppano una forma cronica che richiede cure prolungate nel tempo.
Lo studio ha coinvolto 66 bambini (età media 5,5 anni) con diagnosi di SD all’esordio, trattati fin dalle prime fasi con farmaci biologici che bloccano l’interleuchina 1 (63 anakinra e 3 canakinumab) come terapia di prima linea. I ricercatori hanno misurato i livelli dell’IL-18 nel sangue al momento della diagnosi e nei mesi successivi all’inizio del trattamento, osservando che valori molto elevati fin dall’esordio sono associati a un maggior rischio di andamento persistente della malattia e allo sviluppo di complicanze più severe.
Un risultato particolarmente importante riguarda la misurazione dell’IL-18 tre mesi dopo l’inizio della terapia. In questa fase, livelli ancora elevati della molecola si sono dimostrati un segnale molto affidabile di una futura evoluzione cronica anche nei bambini che dal punto di vista clinico sembravano stare meglio. Questo significa che l’infiammazione può continuare in modo silente senza mostrare sintomi evidenti.
“Questo studio dimostra che una semplice analisi del sangue all’esordio di malattia può fornire informazioni preziose sulla sua evoluzione” spiega Matteo Trevisan, Dipartimento di Reumatologia, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma e primo autore del lavoro. “Misurare l’IL-18 ci permette di riconoscere precocemente i bambini che rischiano un decorso più complesso e che potrebbero beneficiare di un trattamento più mirato e di controlli più ravvicinati”.
I risultati confermano, dunque, l’importanza di intervenire tempestivamente nella finestra di opportunità della malattia, ovvero nella sua fase iniziale quando le terapie possono cambiarne il decorso e prevenire i danni a lungo termine.
L’aspetto più rilevante è che l’IL-18 mantiene un valore predittivo anche quando i sintomi sembrano sotto controllo; integrare questo biomarcatore nella pratica clinica può aiutare a stratificare i pazienti nel tempo e a costruire percorsi di cura sempre più personalizzati.
1. Trevisan M, Pardeo M, Caiello I, et al. Interleukin-18 Levels Are Associated With Disease Course in Patients With Still Disease Treated With Interleukin-1 Inhibitors. Arthritis Rheumatol. 2025 Dec 15. doi: 10.1002/art.70024. Epub ahead of print.

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