La Rivista Italiana delle Malattie Rare
Simone Baldovino
Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, Università di...

Simone Baldovino
Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, Università di Torino - Centro Regionale Trapianti Piemonte e Valle d’Aosta, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

AI e comunicazione nelle malattie rare: opportunità e limiti
Tra precisione tecnologica ed empatia clinica: l'uso dell’intelligenza artificiale a supporto della relazione medico-paziente e la necessità di una mediazione umana nelle patologie rare

AI e comunicazione nelle malattie rare: opportunità e limiti |...

Tra precisione tecnologica ed empatia clinica: l'uso...

 

Gli strumenti di intelligenza artificiale (AI) possono migliorare l’accesso alle informazioni, il supporto emotivo e la qualità delle risposte fornite al paziente e ai familiari, ma la mediazione del medico resta decisiva, soprattutto in contesti di fragilità come quelli connessi alle malattie rare.


MedBot vs RealDoc: efficacy of large language modeling in physician-patient communication for rare diseases

Weber MT, Noll R, Marchl A, et al. J Am Med Inform Assoc. 2025;32(5):775-783.

 

Riassunto
fig1Si tratta di uno studio comparativo “in cieco” su 103 domande reali di pazienti ricavate dal forum EXABO dedicato alle malattie respiratorie rare. Quattro esperti hanno valutato correttezza, comprensibilità, rilevanza ed empatia delle risposte fornite da medici, e da strumenti di AI come GPT-4 e BioMistral 7B. GPT-4 è risultato globalmente migliore (media totale 4,1/5), rispetto ai medici (3,6/5) e a BioMistral (3,3/5). Per l’empatia GPT-4 ha ottenuto punteggi più alti, mentre BioMistral e medici hanno ottenuto punteggi simili. Gli autori sottolineano però come i sistemi di AI, incluso GPT-4, possano produrre risposte errate. Servono quindi sistemi di validazione e governance, con particolare attenzione alla privacy e all’adattamento linguistico nella lingua del paziente.

 

Commento
Questo lavoro evidenzia una verità spesso trascurata: l’efficacia comunicativa non è intrinsecamente legata al titolo professionale, bensì è frutto di un investimento di tempo, una cura meticolosa del linguaggio e una profonda attenzione alle dinamiche emotive.
L’AI può rappresentare un valido strumento di supporto, facilitando la costruzione di una risposta strutturata e coerente; tuttavia, la responsabilità di personalizzare la comunicazione, filtrare eventuali imprecisioni e, soprattutto, adattare linguaggio e tono alla sensibilità del destinatario rimane a carico del medico.


Evaluating the Use of Generative Artificial Intelligence to Support Genetic Counseling for Rare Diseases

Jeon S, Lee S-A, Chung H-S, et al. Diagnostics. 2025; 15(6):672.

 

Riassunto
Gli autori hanno valutato quattro modelli di AI genereativa (ChatGPT o1-Preview, Gemini Advanced, Claude 3.5 Sonnet, Perplexity Sonar) su 102 domande in lingua coreana relative a quattro patologie rare, includendo anche quesiti di counseling.
Le risposte sono state giudicate da quattro valutatori con criteri che integravano professionalità, accuratezza e impatto sui pazienti e le famiglie. I punteggi medi sono risultati alti per ChatGPT (4,24±0,73), Gemini (4,15±0,74) e Claude (4,13±0,82), mentre Perplexity è risultato inferiore (3,35±0,80), fornendo un maggior numero di risposte ritenute “scarse”. Gli autori avvertono che anche piccole ambiguità o inesattezze possono generare confusione e ansia nei pazienti; propongono quindi una flow-chart che includa la verifica delle risposte da parte di un esperto, oltre a filtri che riducano i contenuti potenzialmente stressogeni.

 

Commento
Nel counseling genetico le informazioni non sono mai “solo informazione”: sono identità, storia familiare, futuro, colpa, speranza. Il rischio principale non è soltanto l’errore fattuale, ma l’effetto emotivo di una risposta apparentemente autorevole eppure disancorata dalla storia della persona e dei familiari. Qui il medico (o il counselor) deve restare il traduttore umano: chiarire, contestualizzare, riconoscere paure e valori, e impedire che l’AI diventi un surrogato della relazione.


The Application of High Technology and Artificial Intelligence in the Mental Health Management of Female Rare Cancer Patients

Sun K. Acad J Med & Health Sciences. 2025;6(5):56–62.

 

Riassunto
In questo articolo di taglio applicativo gli autori discutono come chatbot, realtà virtuale, dispositivi indossabili, Internet of Things (IoT) e approcci data-driven possano sostenere i bisogni psicologici delle pazienti affette da tumori rari, offrendo compagnia continuativa, educazione, monitoraggio e permettendo interventi personalizzati. Gli autori sottolineano alcune criticità, tra cui un’accuratezza limitata dell’AI nel riconoscere e gestire stati emotivi complessi, una scarsa adattabilità culturale e un’accettazione non uniforme (influenzata anche da età, alfabetizzazione digitale ed effetti dei trattamenti), con il rischio di misinterpretazioni e conseguenti interventi non appropriati. Infine, richiamano l’attenzione su alcuni aspetti etici, evidenziando il rischio di risposte o valutazioni non sempre accurate e potenzialmente fuorvianti, con possibili conseguenze negative. Sottolineano quindi la necessità di trasparenza nell’uso dei sistemi di AI, di attenzione alla tutela della privacy e di supervisione e controllo umani.

 

Commento
Questo contributo offre un significativo promemoria: sebbene un supporto “sempre disponibile” possa apparire allettante, può rivelarsi una falsa sicurezza qualora non sia integrato in un percorso clinico umano e strutturato. Nelle malattie rare la solitudine informativa è reale. Tuttavia, proprio quando il paziente è più esposto, serve una presenza umana che sappia accogliere e non solo fornire risposte.


Commento finale
Il messaggio che emerge da questi articoli è chiaro. L’AI può aumentare la qualità della comunicazione migliorandone chiarezza, ordine, accessibilità e continuità, ma non può sostituire ciò che rende terapeutica una relazione, cioè la fiducia, la responsabilità, l'empatia autentica e la capacità di dare senso alle informazioni. Nelle malattie rare il medico deve restare il mediatore tra linguaggio tecnico e linguaggio della vita quotidiana, proteggendo il paziente da due rischi speculari, la delega totale alla macchina e il rifiuto pregiudiziale dello strumento.
La strada più sicura è usare l’AI come “seconda penna”, capace di generare una bozza da verificare, proporre opzioni da contestualizzare e semplificare contenuti che richiedono comunque di essere resi umani.

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