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Cause rare di ipertensione: iperaldosteronismo primitivo Cause...

Nonostante rientri ancora nel registro delle malattie rare...

Nonostante rientri ancora nel registro delle malattie rare l’iperaldosteronismo primitivo in realtà rappresenta una causa relativamente comune di ipertensione potenzialmente curabile. L’identificazione precoce di tale condizione è una sfida per tutti i medici che si occupano di ipertensione arteriosa Nonostante rientri ancora nel registro delle malattie rare l’iperaldosteronismo primitivo in realtà rappresenta una causa relativamente comune di ipertensione potenzialmente curabile. L’identificazione precoce di tale condizione è una sfida per tutti i medici che si occupano di ipertensione arteriosa Nonostante rientri ancora nel registro delle malattie rare l’iperaldosteronismo primitivo in realtà rappresenta una causa relativamente comune di ipertensione potenzialmente curabile. 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L’identificazione precoce di tale condizione è una sfida per tutti i medici che si occupano di ipertensione arteriosa
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Chiara Parazzoli1, Vittoria Favero1, Iacopo Chiodini1,2
1Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale, Università degli Studi di Milano 2Struttura Complessa di Endocrinologia, ASST Ospedale Niguarda, Milano
 

Chiara Parazzoli1, Vittoria Favero1, Iacopo Chiodini1,2
1Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale, Università degli Studi di Milano 2Struttura Complessa di Endocrinologia, ASST Ospedale Niguarda, Milano
 

n.3 - 2023
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Cause rare di ipertensione: iperaldosteronismo primitivo
Nonostante rientri ancora nel registro delle malattie rare l’iperaldosteronismo primitivo in realtà rappresenta una causa relativamente comune di ipertensione potenzialmente curabile. L’identificazione precoce di tale condizione è una sfida per tutti i medici che si occupano di ipertensione arteriosa

L’iperaldosteronismo primitivo (IP) è una condizione caratterizzata da un’eccessiva produzione di aldosterone da parte di uno o entrambi i surreni, che si associa alla comparsa di ipertensione, disordini elettrolitici ed eventi cardio- e cerebro-vascolari. La diagnosi precoce e una terapia adeguata sono fondamentali per prevenire la comparsa delle complicanze a lungo termine a cui questa condizione è associata.

Epidemiologia

Nonostante l’IP da iperplasia surrenalica rientra ancora nel registro delle malattie rare (RCG010), dati relativamente recenti suggeriscono che in realtà sia presente nel 5-10% dei pazienti con ipertensione arteriosa, rappresentando la causa più comune di ipertensione secondaria.

La prevalenza dell’IP aumenta all’aumentare della gravità dell’ipertensione, presentandosi nel 2-7% dei pazienti con ipertensione lieve-moderata e in oltre il 20% dei pazienti con ipertensione grave o resistente. Nonostante la sua elevata prevalenza, l’IP rimane ancora una condizione ampiamente sotto diagnosticata a causa della scarsa consapevolezza della malattia e della complessità dei test di screening proposti dalle linee guida.

Patogenesi

L'aldosterone è un ormone prodotto nella zona glomerulosa del surrene, la cui sintesi è principalmente regolata dal sistema renina-angiotensina e dalle concentrazioni di potassio extracellulari. Fisiologicamente, l’aldosterone interviene negli stati di deplezione di sodio e di volume poiché determina un aumento del riassorbimento del sodio nel tubulo renale, che a sua volta stimola il riassorbimento di acqua, in scambio di ioni potassio o idrogeno.

Nell’IP, invece, la produzione di aldosterone è inappropriatamente elevata rispetto al contenuto di sodio e al volume sanguigno e relativamente indipendente dai suoi principali regolatori. Questo porta a: incremento pressorio, ritenzione di sodio, soppressione della secrezione di renina, aumento dell’escrezione di potassio e alcalosi metabolica. L'iperplasia surrenale bilaterale (Bilateral Adrenal Hyperplasia, BAH) e l’adenoma producente aldosterone (Aldosterone-Producing Adenoma, APA) sono i due sottotipi più comuni di IP, rappresentando rispettivamente il 60-70% e il 30-40% dei casi. In genere, l’APA si manifesta intorno ai 30-50 anni e si associa a un fenotipo di malattia più florido, mentre la BAH insorge ad un’età più avanzata ed è clinicamente meno grave. Cause più rare sono il carcinoma secernente aldosterone e le forme di IP familiare.

Diagnosi

La diagnosi dell’IP è biochimica e si basa sulla dimostrazione di valori di renina bassi o soppressi associati a livelli di aldosterone inappropriatamente normali o francamente elevati. Se si conferma un eccesso di aldosterone, è indicato procedere con la valutazione del sottotipo, fondamentale per la scelta terapeutica. Pertanto, l’iter diagnostico può essere classificato in 3 fasi (Fig. 1).

fig1

Screening

Le attuali linee guida raccomandano di eseguire lo screening in pazienti affetti da: ipertensione grave e/o resistente, ipertensione associata a ipokaliemia, incidentaloma surrenale, sindrome delle apnee notturne, storia familiare di ipertensione ad esordio precoce o eventi cerebrovascolari insorti prima dei 40 anni e a tutti i soggetti ipertesi con parenti di primo grado affetti da IP.

Il test di screening considerato di prima scelta è il rapporto tra la concentrazione plasmatica di aldosterone (PAC) e la renina, espressa come attività reninica plasmatica (PRA) o concentrazione di renina attiva diretta (DRC), definito ARR (aldosterone-to-renin ratio). Numerosi farmaci e condizioni sono in grado di influenzare il dosaggio di aldosterone e renina, e quindi l’ARR, con conseguenti falsi positivi e falsi negativi (Tab. 1). Pertanto, prima della valutazione si raccomanda la correzione dell’ipokaliemia, se presente, una dieta libera nell’assunzione di sale e, quando possibile, la sospensione dei farmaci anti-ipertensivi interferenti da 2 a 4 settimane prima del test, con possibilità di ricorrere a farmaci sostitutivi che hanno un minimo effetto sull’ARR (calcio-antagonisti non diidro-piridinici, alfa-bloccanti).

tab1

A causa della mancata uniformità nei protocolli diagnostici e nei metodi di analisi per misurare aldosterone e renina, vi è una sostanziale variabilità nelle soglie diagnostiche. Il cutoff più ampiamente accettato per definire la positività dello screening è un ARR >30 (con aldosterone espresso in ng/dL e renina in ng/mL/h), che secondo alcuni autori deve essere associato a un livello sierico di aldosterone >15 ng/dL.

Test di conferma

Dato l’alto tasso di falsi positivi, nei pazienti con ARR positivo si raccomanda di procedere con uno o più test di conferma per convalidare o escludere definitivamente la diagnosi di IP. Questo consente di evitare procedure costose ed invasive necessarie per procedere nell’iter diagnostico del sottotipo di IP. I principali test dinamici proposti dalle linee guida sono: il test da carico orale di sodio, il test di infusione salina, il test al captopril e il test al fludrocortisone. I test differiscono in termini di sensibilità e specificità ma non ci sono ancora prove sufficienti che dimostrino la superiorità di uno rispetto agli altri. Pertanto, la scelta del test di conferma è determinata dal costo, dalla compliance del paziente, dalla routine di laboratorio e dall’esperienza del centro.

Solo nei pazienti con quadro convincente di IP, definito dalla presenza di ipokaliemia e risultati dello screening chiaramente patologici (renina soppressa e PAC >20 ng/dL), si può procedere direttamente alla valutazione del sottotipo.

Diagnosi del sottotipo

In tutti i pazienti in cui si conferma l’IP è indicato eseguire un test di imaging, preferibilmente TC, per rilevare eventuali lesioni surrenaliche ed escludere le rare forme dovute a carcinoma surrenalico.

Tuttavia, la TC non è un esame sufficientemente accurato per diagnosticare il sottotipo (sensibilità 87%, specificità 71%), in quanto non è in grado di identificare i piccoli adenomi e/o l’iperplasia surrenalica né differenziare le lesioni che producono aldosterone dalle masse surrenali non funzionanti, un riscontro relativamente comune che in genere non richiede trattamento. Pertanto, dopo l’imaging è indicato procedere con il cateterismo delle vene surrenaliche (adrenal vein samples, AVS), considerato il gold standard nel distinguere le forme di IP unilaterali da quelle bilaterali (sensibilità 95%, specificità 100%). Tuttavia, essendo un esame tecnicamente impegnativo, costoso, invasivo e con potenziali gravi effetti collaterali, dovrebbe essere eseguito in centri di 3° livello e solo in pazienti con biochimica inequivocabile di IP per cui si prospetta una soluzione chirurgica.

L’AVS può essere evitato nel paziente di età <35 anni, con IP marcato (ipokaliemia e PAC >30 ng/dL) ed evidenza di un adenoma surrenalico unilaterale alla TC, data l’alta probabilità di un APA.

Ulteriori valutazioni

Nei pazienti con insorgenza di IP prima dei 20 anni e in coloro che hanno una familiarità per IP o ictus in età <40 anni, si suggerisce di escludere le forme familiari tramite il test genetico. Inoltre, siccome la co-secrezione di cortisolo è un evento relativamente comune nell’IP (4-27% dei casi), in tutti i pazienti con massa surrenalica è indicato eseguire anche il test di soppressione notturna del cortisolo con somministrazione di 1 mg di desametasone come screening dell’ipercortisolismo.

Manifestazioni cliniche

Tendenzialmente l’IP si presenta con ipertensione moderata/grave, talvolta resistente ai trattamenti convenzionali, associata a normali livelli di potassio. Infatti, l’ipokaliemia, in passato considerata un elemento patognomonico, oggi è riconosciuta essere presente solo in una minoranza dei casi (9-37%). L’IP andrebbe sospettato anche in presenza di danni d’organo cardiaci e renali sproporzionati rispetto all’entità dell’ipertensione, in quanto le complicanze ad esso associate sono indipendenti dalla pressione arteriosa. A dimostrazione di ciò i pazienti con IP presentano un rischio aumentato di eventi cardio- e cerebro-vascolari e di mortalità rispetto ai soggetti con ipertensione essenziale, a parità di livelli pressori, sesso ed età.

L’eccesso di aldosterone si associa anche a un’aumentata prevalenza di malattia renale cronica, diabete mellito di tipo 2 e sindrome metabolica, oltre ad un maggior rischio di osteoporosi. Un altro elemento caratteristico è l’apnea ostruttiva del sonno, presente nel 20-35% dei pazienti con IP.

Trattamento

La scelta del trattamento dipende dalla causa sottostante dell’IP.

Nelle forme unilaterali, in paziente candidabile a chirurgia, si raccomanda la surrenectomia monolaterale, in quanto consente la normalizzazione biochimica nella maggioranza dei casi con notevoli benefici clinici post-operatori. Infatti, nella quasi totalità dei pazienti si verifica un miglioramento dell’ipertensione, che consente la riduzione di dosaggi e/o numero dei farmaci anti-ipertensivi fino alla completa guarigione nel 40-50% dei casi, e la risoluzione dell’ipokaliemia, se presente.

Inoltre, è descritta anche una regressione dei danni d’organo correlati e la riduzione della mortalità cardiovascolare.

Nelle forme bilaterali, nei pazienti con IP unilaterale che rifiutano o non sono candidabili a chirurgia e se l’identificazione di IP unilaterale non è riuscita (es. fallimento dell’AVS) è indicata, invece, la terapia medica che includa un antagonista del recettore dei mineralcorticoidi (MR).

Nell’ambito di questa classe, si raccomanda lo spironolattone come prima scelta, o in alternativa il canrenone, il canrenoato di potassio e l’eplerenone. Tali farmaci sono in grado, di solito, di controllare la pressione sanguigna, risolvere l’ipokaliemia e proteggere gli organi bersaglio, ma devono essere assunti per tutta la vita, con maggiori costi a lungo termine, e con possibili effetti collaterali (es. ginecomastia, disfunzione erettile, oligoamenorrea).

Conclusioni

L’IP è una malattia ancora annoverata tra le malattie rare ma in realtà rappresenta una causa relativamente comune di ipertensione. Essendo potenzialmente curabile con significativi benefici a lungo termine sia sulle comorbidità associate che sulla qualità di vita, l’identificazione precoce di tale condizione è una sfida per tutti i medici che si occupano di ipertensione arteriosa. Tuttavia, è necessario un maggiore sforzo per migliorare la consapevolezza della salute pubblica sull’elevata prevalenza dell’IP e del suo rischio cardiovascolare modificabile.

Bibliografia

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