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Terapia genica prenatale: un modello innovativo per intervenire...

In uno studio (1) coordinato dall’Università degli...

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Terapia genica prenatale: un modello innovativo per intervenire prima della nascita

25/07/2025

Terapia genica prenatale: un modello innovativo per intervenire prima della nascita

In uno studio (1) coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di... In uno studio (1) coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di... In uno studio (1) coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di... In uno studio (1) coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di... In uno studio (1) coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di...

In uno studio (1) coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di Milano ed il laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica Avantea, un gruppo di ricercatori ha messo a punto una procedura sperimentale per la somministrazione di terapie geniche in utero, che mostra il potenziale di correggere i difetti genetici nei feti già durante la gravidanza. I risultati aprono la strada a interventi prenatali per le malattie genetiche congenite più gravi.

La Terapia Genica Fetale In Utero (IUFGT) è una strategia innovativa per trattare le patologie ereditarie sin dalle prime fasi dello sviluppo fetale, prevenendo danni irreversibili agli organi e migliorando le prospettive di vita. Tuttavia, fino ad oggi la traduzione in clinica di questo approccio è stata limitata dalla prospettiva di interventi molto invasivi, problemi tecnici e di sicurezza e dalla mancanza di modelli animali adeguati.

Per superare queste barriere, il gruppo di ricerca ha sviluppato una procedura minimamente invasiva che utilizza una tecnica già in uso nella pratica clinica, l’iniezione ecoguidata transaddominale. Applicata a suini - scelti per la stretta somiglianza fisiologica con l’uomo - questa procedura ha permesso di somministrare un vettore virale (AAV9) contenente un gene marcatore (GFP) direttamente al feto, attraverso la vena ombelicale o il cuore.

“Il nostro obiettivo era dimostrare che una procedura semplice, sicura ed efficace può essere adottata in un modello animale rilevante per l’uomo, per gettare le basi della terapia genica prenatale” spiega Dario Brunetti, coordinatore dello studio, docente del dipartimento di Scienze cliniche e di comunità dell’Università Statale di Milano e PI presso l’Istituto Neurologico Carlo Besta.

I risultati sono promettenti: i piccoli suini nati dopo la procedura hanno mostrato un’ampia distribuzione del gene terapeutico in diversi organi, senza effetti collaterali significativi né segni di infiammazione. Anche le madri hanno tollerato bene l’intervento, senza complicazioni.

Uno degli aspetti più significativi dello studio è la dimostrazione che il sistema immunitario fetale non sviluppa una risposta avversa al vettore virale, un fattore cruciale per l’efficacia e la ripetibilità della terapia genica. Questo modello potrà così essere utilizzato per testare nuove terapie in malattie rare come le malattie mitocondriali e altre patologie multisistemiche che iniziano già durante la vita intrauterina.

“La nostra procedura riproduce fedelmente le tecniche ecoguidate già adottate nella pratica clinica per trasfusioni fetali e altre terapie in utero. Questo rende la sua traduzione alla specie umana molto più vicina e concreta, perché il know-how tecnico è già presente nei centri di medicina fetale” sottolinea Nicola Persico, co-responsabile dello studio, docente del dipartimento di Scienze cliniche e di comunità dell’Università Statale di Milano e direttore della Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano. “La prospettiva è quella di intervenire in modo mirato e sicuro sul feto, riducendo al minimo il rischio per la madre, e offrendo una possibilità terapeutica laddove oggi possiamo solo fare una diagnosi. Per la medicina fetale questa ricerca rappresenta un passo avanti importante verso un cambio di paradigma: non più solo diagnosi e supporto alla gravidanza, ma possibilità di vere e proprie cure già durante la gestazione per patologie finora senza alternative”.

Conclude Brunetti: “Queste evidenze dimostrano che è possibile intervenire in una fase molto precoce della malattia che offre notevoli vantaggi rispetto alla terapia genica postnatale: il danno ai tessuti non è ancora irreversibile, il sistema immunitario ancora immaturo diventa tollerante verso il gene esogeno, e la barriera emato-encefalica è ancora permeabile permettendo ai vettori virali di arrivare all’encefalo. Si tratta di un passo importante verso lo sviluppo di terapie innovative per i neonati affetti da malattie genetiche, con la prospettiva di migliorare radicalmente la loro qualità di vita”.

 

 

1. Di Donfrancesco A, Adelizzi A, Giri A, et al. Transabdominal ultrasound guided AAV9-GFP delivery in fetal pigs: a translational and minimally invasive model for in utero fetal gene therapy. Gene Ther. 2025 Jul 11. doi: 10.1038/s41434-025-00551-8. Epub ahead of print.


 

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