16/12/2021
Fibrosi cistica, nuovi modelli cellulari derivati da epitelio nasale per saggiare l’efficacia delle terapie del difetto di base anche nei confronti di rare mutazioni CFTR
Cure personalizzate e più efficaci per migliorare la qualità di vita dei pazienti e aumentarne l’aspettativa, questa l’urgenza di chi convive con la fibrosi cistica. Uno studio congiunto tra un team di ricercatori del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), del Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza Università di Roma e del Centro di Riferimento Regionale per la Fibrosi Cistica della Regione Lazio, reso possibile grazie al sostegno della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (progetto FFC #12/2018) e da fondi istituzionali dell’ISS e della Sapienza Università di Roma, apre la strada in questa direzione.
Lo studio, pubblicato su European Respiratory Journal e coordinato dalla Dott.ssa Adriana Eramo dell’ISS e dal Prof. Marco Lucarelli della Sapienza Università di Roma, ha evidenziato la possibilità di espandere in coltura, con grande efficienza e in grande quantità, le cellule staminali respiratorie dall’epitelio nasale di ogni paziente utilizzando un nuovo approccio di riprogrammazione cellulare.
“A partire da queste cellule staminali respiratorie - afferma la Dott.ssa Eramo - si possono ottenere modelli ex vivo mediante speciali colture differenziative per cellule respiratorie e mediante la generazione di organoidi che riproducono in forma miniaturizzata e tridimensionale il tessuto respiratorio difettoso del paziente”.
“Utilizzando questi modelli - prosegue il Prof. Lucarelli - è stato possibile approfondire gli accertamenti diagnostici e di caratterizzazione dei genotipi dei pazienti e delineare il rapporto tra genotipo e fenotipo, valutando gli effetti delle specifiche mutazioni geniche sulle corrispondenti proteine difettose nelle cellule di ogni singolo paziente”.
Nel lavoro è stata valutata l’efficacia di farmaci specifici nel correggere il gene CFTR mutato (responsabile della patologia) ripristinandone la funzionalità. In particolare è stata evidenziata l’efficacia su tre specifiche varianti genetiche rare di malattia, tuttora orfane di cura, del farmaco (associazione di ivacaftor, tezacaftor ed elexacaftor) recentemente approvato in Italia per alcune mutazioni più frequenti.
“L’approccio descritto, e in particolare gli organoidi originati dall’epitelio nasale - continua la Dott.ssa Eramo - sono risultati estremamente adatti per saggi farmacologici e potranno permettere, in studi futuri, di individuare, validare e proporre cure più efficaci e personalizzate per tutti i pazienti con fibrosi cistica”. “Inoltre, i farmaci già disponibili per alcuni pazienti con specifici genotipi ed altri che arriveranno - conclude il Prof. Lucarelli - potranno rapidamente essere valutati in questi modelli ed eventualmente proposti, dopo il vaglio degli organismi regolatori, per le varianti di fibrosi cistica che risulteranno responsive ex vivo, guidando la terapia personalizzata”.

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