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Malattia di Kennedy: nuove evidenze sui meccanismi molecolari alla...

Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno...

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Malattia di Kennedy: nuove evidenze sui meccanismi molecolari alla base della malattia

10/02/2023

Malattia di Kennedy: nuove evidenze sui meccanismi molecolari alla base della malattia

Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno portato a nuove scoperte ed evidenze sui meccanismi molecolari alla base... Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno portato a nuove scoperte ed evidenze sui meccanismi molecolari alla base... Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno portato a nuove scoperte ed evidenze sui meccanismi molecolari alla base... Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno portato a nuove scoperte ed evidenze sui meccanismi molecolari alla base... Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno portato a nuove scoperte ed evidenze sui meccanismi molecolari alla base...

Due lavori recentemente pubblicati su Nature Communications hanno portato a nuove scoperte ed evidenze sui meccanismi molecolari alla base della atrofia muscolare spinale bulbare (BSMA) nota anche come malattia di Kennedy.

Un primo studio (1) realizzato e condotto dal team guidato da Maria Pennuto dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) di Padova con Caterina Marchioretti, Giulia Zanetti e Marco Pirazzini dimostra che nella malattia di Kennedy ci sono alterazioni precoci della capacità dei muscoli di contrarsi e di produrre energia, che si traduce in una progressiva alterazione della capacità dei muscoli di produrre la forza necessaria ad effettuare un movimento senza stancarsi precocemente.

L’altro risultato emerge da una seconda ricerca (2), frutto del lavoro del team di Maria Pennuto con Ramachandram Prakasam e Roberta Andreotti e di Manuela Basso con Angela Bonadiman dell’Università di Trento, in cui si spiega che questi fenomeni sono dovuti alla presenza nel muscolo di fattori che interagiscono con la proteina mutata.

A partire da questa evidenza, il gruppo di ricerca ha generato delle piccole molecole capaci di ridurre l’espressione di quei fattori che interagiscono con la proteina mutata, dimostrando che così facendo si migliora lo stato di salute dei muscoli e dei neuroni da loro contattati.

“Le malattie neurodegenerative sono una vasta categoria di condizioni patologiche che va da disordini cognitivi a motori, e dove i sintomi clinici sono dovuti al malfunzionamento di specifiche popolazioni del sistema nervoso centrale. Ciò che è attualmente oggetto di indagine è il meccanismo, o meglio i meccanismi molecolari alla base di queste malattie – sottolinea Maria Pennuto. Un concetto che è emerso negli ultimi anni è che molto spesso le malattie neurodegenerative sono multi-sistemiche e non coinvolgono solo i neuroni, ma diversi tipi di cellule e organi oltre al sistema nervoso. Queste due ricerche ci portano un passo avanti verso la comprensione di questi meccanismi, andando a identificare nuovi target terapeutici che verranno sviluppati dai gruppi coinvolti nei prossimi anni”.

“In questi anni ci siamo chieste come poter preservare la funzione fisiologica del recettore degli androgeni, eliminando quella tossica legata alla mutazione. In questo studio siamo riuscite a realizzare questo nostro obiettivo e siamo pronte a investire i prossimi anni per traslare questo nostro approccio dalla ricerca di base alla clinica” afferma Manuela Basso.

Il progetto di ricerca della prof.ssa Maria Pennuto sulla malattia di Kennedy è iniziato nel 2013, quando ha ricevuto un finanziamento di oltre 500.000 euro da parte della Provincia autonoma di Trento, nell’ambito del programma per le carriere dell’Istituto Telethon-Dulbecco (DTI), che le ha permesso di creare un gruppo di ricerca indipendente per lo studio di questa patologia.

 

 

1. Marchioretti C, Zanetti G, Pirazzini M, et al. Defective excitation-contraction coupling and mitochondrial respiration precede mitochondrial Ca2+ accumulation in spinobulbar muscular atrophy skeletal muscle. Nat Commun. 2023;14(1):602.

2. Prakasam R, Bonadiman A, Andreotti R, et al. LSD1/PRMT6-targeting gene therapy to attenuate androgen receptor toxic gain-of-function ameliorates spinobulbar muscular atrophy phenotypes in flies and mice. Nat Commun. 2023;14(1):603.


 

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