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Sindrome di Angelman: la ricerca Cnr per migliorarne la terapia...

La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research...

News 2022
Sindrome di Angelman: la ricerca Cnr per migliorarne la terapia

08/07/2022

Sindrome di Angelman: la ricerca Cnr per migliorarne la terapia

La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research Grant 2022 a un progetto coordinato da Ilaria Tonazzini dell'Istituto... La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research Grant 2022 a un progetto coordinato da Ilaria Tonazzini dell'Istituto... La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research Grant 2022 a un progetto coordinato da Ilaria Tonazzini dell'Istituto... La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research Grant 2022 a un progetto coordinato da Ilaria Tonazzini dell'Istituto... La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research Grant 2022 a un progetto coordinato da Ilaria Tonazzini dell'Istituto...

La Angelman Syndrome Alliance ha assegnato l’ASA Research Grant 2022 a un progetto coordinato da Ilaria Tonazzini dell'Istituto Nanoscienze (Cnr-Nano) e Laura Baroncelli dell'Istituto di Neuroscienze (Cnr-In). Il progetto InnovAS (Innovative brain-targeting nano-tools and imaging methods for therapeutic development in Angelman Syndrome) si propone di migliorare l'accesso e la gestione di una delle terapie più promettenti per questa malattia del neurosviluppo ancora senza una cura specifica. Sarà sviluppato da un team multidisciplinare di nano-bio-tecnologi, neuroscienziati e medici basato a Pisa, nei laboratori di Cnr-Nano e Cnr-In e con il contributo di IRCCS Fondazione Stella Maris.

La Sindrome di Angelman (AS) è un grave disturbo dello sviluppo neurologico di origine genetica, generata da mutazioni nella copia materna del gene UBE3A, che codifica per una proteina che ha un ruolo chiave durante il neurosviluppo. Al momento non esistono terapie specifiche ma un approccio promettente è quello che utilizza oligonucleotidi antisenso (ASO) per riattivare la copia paterna del gene UBE3A, che può così supplire alla mancanza del gene materno e portare alla produzione della proteina UBE3A nel cervello. Questo approccio ha creato grandi aspettative per il trattamento della AS, tuttavia ad oggi la somministrazione degli ASO avviene attraverso iniezioni spinali molto invasive e con il rischio di effetti collaterali importanti. Il progetto InnovAS studierà una nuova strategia per il rilascio degli oligonucleotidi antisenso attraverso nanoparticelle che possono essere somministrate per via intra-nasale, quindi non invasiva.

"Gli oligonucleotidi antisenso (ASO), brevi filamenti di DNA costruiti con lo scopo di colpire un particolare gene o RNA, non superano la barriera ematica cerebrale che protegge e isola il nostro cervello", spiega Ilaria Tonazzini di Cnr-Nano. "Per questo la sola via di somministrazione finora prevista per gli ASO utili alla Sindrome di Angelman è l'iniezione intratecale, ossia nel canale spinale: una modalità che presenta una serie di inconvenienti importanti come l'elevata invasività, il rischio di infezione, la necessità di ricovero e soprattutto la difficoltà di prevedere quanta parte della dose somministrata raggiungerà il cervello. Il sogno sarebbe quello di poter somministrare gli ASO in modo non invasivo e controllato".

"Il principale obiettivo del progetto è sviluppare delle nanoparticelle, costituite da un materiale biodegradabile e biocompatibile, che funzionino da nanovettori in grado di rilasciare gli ASO ai neuroni cerebrali in modo selettivo, e che si possano somministrare per via non invasiva, quella intranasale", commenta Laura Baroncelli di Cnr-In. "Secondo importante obiettivo è mettere a punto dei metodi di imaging non invasivo basati su nuovi biomarcatori quantitativi che permettano il follow-up dei pazienti con Sindrome di Angelman per monitorare l'efficacia dei trattamenti terapeutici".

"Il modo in cui una terapia è somministrata, monitorata e dosata può influire non solo sulla qualità della vita del paziente ma anche sull'esito della terapia stessa. Ci aspettiamo che i benefici futuri dei risultati di queste ricerche saranno una migliore qualità della vita per i pazienti con Sindrome di Angelman e probabilmente effetti terapeutici più elevati", concludono le ricercatrici.


 

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