La Rivista Italiana delle Malattie Rare
Lorenzo D’Antiga
USC Pediatria, Centro di Epatologia, Gastroenterologia e...

Lorenzo D’Antiga
USC Pediatria, Centro di Epatologia, Gastroenterologia e Trapianto Pediatrico, Ospedale Papa Giovanni XXIII, Bergamo
 

COVID-19 in età pediatrica
Nonostante sia ormai dimostrata la benignità dell’infezione da SARS-CoV-2 nel bambino, la popolazione pediatrica rimane al centro dell’attenzione degli studi epidemiologici, soprattutto per il possibile contributo dei bambini alla diffusione e al mantenimento del virus all’interno della popolazione generale

COVID-19 in età pediatrica | Nonostante sia ormai dimostrata la...

Nonostante sia ormai dimostrata la benignità dell’infezione da...

 

L’anno 2020 sarà ricordato come “l’anno della grande pandemia”. Il virus SARS-CoV-2, da oriente a occidente, ha rapidamente mostrato la sua morbidità e mortalità, soprattutto per alcune fasce di popolazione a rischio. La malattia da SARS-CoV-2, denominata COVID-19 ha seguito due altre epidemie da virus della stessa famiglia occorse negli ultimi 20 anni: la SARS e la MERS, e ne ha condiviso alcune caratteristiche.

L’evento, entrato prepotentemente nelle vite di tutti gli abitanti di ogni continente, ha scatenato immediatamente la ricerca di fattori di rischio e soluzioni alla malattia, dirottando l’attenzione di scienziati e ricercatori di tutto il mondo verso questo fenomeno. Il grande numero di soggetti colpiti ha permesso di analizzare rapidamente alcune caratteristiche cliniche, in particolare lo sviluppo di una severa polmonite interstiziale, e anche di individuare a grandi linee le categorie dei soggetti a rischio. Le persone colpite avevano un’età avanzata o erano affette da comorbidità quali l’ipertensione, il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari o renali. Nelle segnalazioni pervenute dai focolai iniziali della pandemia sui soggetti a rischio mancava però all’appello un gruppo di pazienti: i bambini.

Nonostante ciò i vari centri pediatrici, specialmente quelli che avevano in cura soggetti fragili con malattie croniche o immunodepressi, iniziavano a prendere precauzioni a protezione di questi bambini, attraverso isolamenti, terapie empiriche, fino a suggerire l’interruzione di alcuni programmi di cura ritenuti ad alto rischio di complicanze in corso di infezione da SARS-CoV-2. Ciò non si è verificato. Ben presto ci si è resi conto che i bambini erano quasi completamente risparmiati dalle conseguenze dell’infezione, inclusi quelli con malattie croniche o immunosoppressione per trapianto. Ciò era dovuto al fatto che il virus, diversamente da molti altri, non agiva direttamente, ma tramite l’attivazione del sistema immunitario dell’ospite, inducendo la cosiddetta sindrome da attivazione macrofagica, con una cascata di fattori infiammatori che inducevano l’organismo a danneggiare se stesso. Insomma, come in un delitto di malavita organizzata, il virus era il mandante, ma l’esecutore materiale era il sistema immunitario dell’ospite.

In parole semplici, ciò che protegge i bambini dalle conseguenze dell’infezione da SARS-CoV-2 è la cosiddetta “immunità innata”, che nel bambino ha un assetto molto equilibrato e spostato verso la tolleranza, mentre nell’adulto e nell’anziano diviene sempre più “pro-infiammatoria”. Per tale ragione i bambini, in corso di infezione da SARS-CoV-2, non sviluppano una malattia respiratoria severa, anche se hanno malattie croniche o se sono immunodepressi.

Esiste però un’eccezione alla regola. Infatti all’inizio della pandemia abbiamo notato un rapido incremento del numero di casi di una malattia che assomigliava molto alla sindrome di Kawasaki, ma più grave. C’erano dei bambini, in genere tra i 5 e i 10 anni, che arrivavano al nostro Pronto Soccorso con febbre elevata, mucosite, eruzioni cutanee, scadimento delle condizioni generali, instabilità cardiovascolare, sintomi gastrointestinali. Circa la metà richiedeva cure intensive in rianimazione pediatrica e tutti erano stati esposti recentemente all’infezione da SARS-CoV-2. Fortunatamente il supporto delle funzioni vitali e le cure a base di immunoglobuline e cortisone consentivano la completa guarigione.

Questi rari casi di una malattia successivamente denominata sindrome infiammatoria multisistemica nel bambino (MIS-C) sono stati studiati per ricercare dei fattori genetici/immunologici predisponenti che permettano lo sviluppo di tale condizione; saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere le caratteristiche che predispongono un bambino a sviluppare questa rara malattia, contrariamente a tutti gli altri che contraggono l’infezione senza conseguenze.

Nonostante sia ormai dimostrata la benignità dell’infezione da SARS-CoV-2 nel bambino, la popolazione pediatrica rimane al centro dell’attenzione degli studi epidemiologici, soprattutto per il possibile contributo dei bambini alla diffusione e al mantenimento del virus all’interno della popolazione generale.

Indubbiamente alcuni strumenti sviluppati rapidamente dopo l’inizio della pandemia, come i dispositivi di protezione personale e soprattutto le vaccinazioni, hanno permesso di limitare la morbidità e la mortalità del virus, e resteranno fondamentali anche per i bambini, allo scopo di difendere la comunità umana contro i possibili nuovi ceppi o nuovi virus in grado di circolare nel villaggio globale.

 

Bibliografia

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