L’introduzione della risonanza magnetica (RM) nella pratica clinica ha permesso di identificare le cosiddette bone marrow lesions (BML), inizialmente interpretate come edema midollare dell’osso (BME) per un presunto accumulo anomalo di liquidi. Studi istologici hanno tuttavia dimostrato che, nella maggior parte dei casi, non vi è una reale presenza di edema, rendendo più corretto parlare di “lesioni del midollo osseo” (1).
Le BML si riscontrano frequentemente in condizioni dolorose come le sindromi da edema midollare osseo (BMES), che comprendono l’osteoporosi transitoria (TO), l’osteoporosi migrante regionale (RMO) e le fratture da insufficienza. Alcuni autori vi includono anche la sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS), o algodistrofia (2,3). L’associazione tra le BML e la CRPS è ormai così consolidata che nei referti radiologici il termine “edema di tipo algodistrofico” è spesso utilizzato impropriamente. In realtà le BML sono osservabili in molte condizioni patologiche, sia infiammatorie che degenerative (Tab. 1), non solo come causa di dolore, ma anche come possibile segno di un coinvolgimento osseo più severo. Esse rappresentano una risposta aspecifica dell’osso a diversi tipi di insulto e non sono patognomoniche (1).
Numerose malattie rare dell’osso, come l’osteogenesi imperfetta, l’osteoporosi associata a gravidanza (pregnancy and lactation-associated osteoporosis, PLO), l’ipofosfatasia o le forme di ipofosfatemia, si manifestano con fratture da fragilità o da stress e le BML sono un riscontro tutt’altro che raro.
Nel caso della CRPS, la diagnosi è essenzialmente clinica: dolore sproporzionato all’evento scatenante, associato a un insieme caratteristico di alterazioni sensitive, autonomiche, motorie e trofiche (4) (Fig.1).

Si tratta di una patologia disabilitante, con tendenza alla cronicizzazione in almeno un terzo dei pazienti, soprattutto in caso di diagnosi tardiva che ritarda anche l’inizio della terapia con neridronato (5,6). Un’altra condizione rara in cui le BML sono frequenti è la PLO, caratterizzata da fratture da fragilità nell’ultimo trimestre di gravidanza o nel post-partum.
Il sintomo più comune è il dolore lombare, spesso legato a fratture vertebrali multiple (Fig. 2), ma possono essere colpiti anche femore (Fig. 3), sacro, omero e coste (7). La RM, sicura in gravidanza, è fondamentale per la diagnosi precoce, in particolare nelle forme che coinvolgono la testa del femore (osteoporosi transitoria dell’anca) o la colonna vertebrale (7).
In conclusione, il riscontro di una BML non equivale a una diagnosi: è un segnale d’allarme che richiede un’attenta integrazione tra imaging, anamnesi e valutazione clinica. La rapidità nel riconoscere la causa sottostante può fare la differenza nel successo terapeutico.
Bibliografia