La Rivista Italiana delle Malattie Rare
Vincenzo Crispino1, Elpidio Maria Garzillo2
1UOC Servizio di Prevenzione e Protezione...

Vincenzo Crispino1, Elpidio Maria Garzillo2
1UOC Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) - Coordinamento Medici Competenti ASL Salerno; 2UOC Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) - Dipartimento di Prevenzione ASL 01 Abruzzo, Sulmona (L’Aquila)

Lavoro e disabilità: la gestione delle malattie rare come nuova sfida per una medicina del lavoro inclusiva
Trasformare la cronicità in un'opportunità di innovazione e resilienza per il sistema sanitario: strategie per una medicina del lavoro in grado di valorizzare le competenze dei professionisti sanitari che convivono con patologie rare

Lavoro e disabilità: la gestione delle malattie rare come nuova...

Trasformare la cronicità in un'opportunità di innovazione e...

 

Il progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa e il rapido avanzamento delle terapie farmacologiche hanno determinato un mutamento strutturale dello scenario epidemiologico: molte malattie rare, un tempo incompatibili con una prolungata attività lavorativa, si configurano oggi come condizioni cronico-degenerative a decorso variabile. Tale trasformazione impone un superamento di una concezione meramente compensativa della disabilità, ancora troppo spesso ancorata alla logica del limite, per approdare a un modello fondato sulla progettualità, sull’adattamento e sulla valorizzazione delle capacità residue.

In nessun ambito questo cambiamento appare tanto evidente quanto nel contesto sanitario, ambiente di lavoro ad alta intensità assistenziale, tecnologica ed emotiva. Medici, infermieri, tecnici sanitari e operatori socio-sanitari rappresentano il capitale umano su cui si fonda la tenuta del sistema sanitario pubblico; nondimeno, essi stessi possono convivere con patologie rare o croniche che richiedono misure di tutela specifiche e personalizzate. Garantire la loro permanenza attiva e sicura nei contesti di cura non costituisce un gesto di solidarietà, bensì una condizione strutturale per la sicurezza del paziente, la qualità dell’assistenza e la sostenibilità organizzativa.

In questo quadro, la medicina del lavoro svolge un ruolo fondamentale di case manager all’interno dell’organizzazione lavorativa ed è chiamata a ridefinire i propri strumenti per rafforzare la consulenza al Datore di Lavoro che, tra gli obblighi normativi, deve tenere conto delle capacità e delle condizioni dei lavoratori nell’affidare i compiti (art. 18, c.1, lett. c, D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii.). La sorveglianza sanitaria non può più limitarsi a un giudizio di idoneità statico e prevalentemente amministrativo, ma deve configurarsi come un processo adattativo continuo, capace di accompagnare nel tempo l’evoluzione clinica della patologia e le trasformazioni dell’organizzazione del lavoro. Il medico competente assume così una funzione strategica nel governo dell’equilibrio tra salute individuale, sicurezza collettiva ed efficienza operativa.

Elemento centrale di questo approccio è il ritorno sistematico all’osservazione diretta dei luoghi di lavoro: il sopralluogo non rappresenta un mero adempimento formale, ma uno strumento clinico e organizzativo di primaria importanza.

Attraverso l’analisi delle postazioni, dei carichi biomeccanici, delle barriere ambientali e dei ritmi assistenziali, il medico del lavoro è in grado di tradurre l’evidenza clinica in soluzioni operative concrete, rimodulando la mansione del singolo lavoratore in funzione della persona e non imponendo alla persona l’adattamento passivo al lavoro. Nel paradigma inclusivo, il concetto di disabilità integra quello di malattia rara, tutelando vulnerabilità spesso non immediatamente visibili. Ai sensi del D.Lgs. 62/2024, il riconoscimento di tale condizione attiva il diritto all’accomodamento ragionevole, pilastro della tutela lavorativa, anche grazie al combinato disposto con l’art. 5-bis della L. 104/1992, che consente una valutazione multidimensionale orientata a un progetto di vita individuale.

Un caso paradigmatico è quello di un professionista sanitario affetto da una malattia rara a interessamento neuromuscolare, clinicamente stabilizzata ma caratterizzata da affaticabilità variabile.

Un giudizio di idoneità tradizionale avrebbe potuto prevedere un’esclusione dalle attività assistenziali; al contrario, attraverso un intervento integrato basato su rivalutazioni ravvicinate, sopralluogo mirato e confronto con la direzione sanitaria e il coordinamento infermieristico, è stata possibile una riorganizzazione delle attività, con limitazione dei compiti a elevato carico fisico, ridefinizione dei turni e valorizzazione delle competenze cliniche e relazionali. L’esito è stato non solo la tutela del lavoratore, ma il mantenimento di una risorsa qualificata e un miglioramento dell’equilibrio del team.

La gestione delle patologie rare in età lavorativa adulta richiede pertanto strategie flessibili e differenziate. In tale ambito, la tempestività della rivalutazione del giudizio di idoneità assume un ruolo cruciale, considerando l’alternanza di fasi di remissione e riacutizzazione. È necessario un monitoraggio continuo e dinamico, fondato sulle evidenze cliniche più aggiornate e sui dati di Real-World Evidence, per garantire una tutela realmente efficace e proporzionata.

Altro momento delicato è la visita preventiva prima dell’esposizione al rischio. In tali contesti, una valutazione rigidamente normativa può determinare un’esclusione precoce dall’ambito professionale, sollevando questioni medico-legali ed etiche rilevanti.

Ciò richiama la necessità di bilanciare la tutela della salute con il diritto al lavoro e l’inclusione, attraverso un’azione specialistica qualificata da parte del Medico competente.

La presenza di operatori sanitari che convivono con patologie rare non deve essere letta esclusivamente come un indicatore di complessità assistenziale, ma come un’opportunità per ripensare i modelli organizzativi.

Promuovere contesti di lavoro capaci di accogliere la fragilità senza marginalizzare la competenza significa investire nella resilienza del sistema sanitario. Una medicina del lavoro autenticamente inclusiva non solo previene l’esclusione e la perdita di competenze, ma trasforma la gestione della malattia rara in un motore di innovazione organizzativa, culturale ed etica. Perché la salute di chi cura resta la prima e più solida garanzia per la salute di chi viene curato.

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