27/05/2026
Sindrome di Leigh: una scoperta apre la strada a possibili terapie
Uno studio (1) di recente pubblicazione apre nuove prospettive terapeutiche per la sindrome di Leigh, una delle più gravi patologie neurologiche pediatriche ad oggi priva di trattamenti in grado di modificarne il decorso.
A emergere ora per la prima volta è un promettente approccio terapeutico grazie allo studio coordinato da Alessandro Prigione (Università di Düsseldorf) nell’ambito del consorzio europeo CureMILS che ha coinvolto numerosi centri di eccellenza in Europa e negli Stati Uniti. Tra i protagonisti di questa scoperta l’Istituto Neurologico Carlo Besta grazie al lavoro condotto da Dario Brunetti, co-corresponding author del lavoro, ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano e Principal Investigator presso l’Istituto Neurologico Carlo Besta, e al contributo di Alessia Di Donfrancesco, Chiara Santanatoglia, ricercatrici del Besta e Valeria Tiranti, direttrice del Centro Fondazione Mariani per le Malattie Mitocondriali Pediatriche dell’Istituto Besta.
La sindrome di Leigh è una malattia genetica progressiva che colpisce il sistema nervoso centrale e compromette la produzione di energia nelle cellule causando, sin dai primi anni di vita, ritardo dello sviluppo psicomotorio, crisi metaboliche, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più severi, un rapido peggioramento clinico con morte dei pazienti nei primi anni di vita. Ad oggi non esisteva alcuna terapia in grado di modificare il decorso della malattia. Lo studio ha adottato un approccio innovativo di farmacologia traslazionale, ovvero integrando ricerca di base, modelli sperimentali avanzati e prime applicazioni cliniche.
Partendo da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) derivate da cellule cutanee dei pazienti, i ricercatori e le ricercatrici hanno ricreato in laboratorio cellule nervose affette dalla malattia, potendo studiare così direttamente i meccanismi biologici. Su questi progenitori neurali è stato effettuato uno screening ad alta capacità di oltre 5.600 farmaci riposizionabili, identificando come candidati promettenti gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, in particolare sildenafil, già approvato per uso clinico. Quest’ultimo ha migliorato il metabolismo energetico e la funzione delle cellule affette dalla malattia, i risultati sono stati successivamente confermati in modelli animali (modello murino e modello suino) e, sulla base di questi dati, il trattamento è stato poi somministrato a un piccolo gruppo di pazienti nell’ambito di un uso individuale, mostrando una buona tollerabilità e segnali preliminari di beneficio clinico.
Le ricercatrici e i ricercatori del Besta – Centro Fondazione Mariani hanno contribuito a chiarire i meccanismi molecolari dell’azione del sildenafil nelle cellule umane affette da malattia mitocondriale e successivamente a valutare sicurezza ed efficacia del trattamento in un modello suino di sindrome di Leigh.
Questo modello animale altamente informativo ha evidenziato l’efficacia di sildenafil nel migliorare il fenotipo di malattia e nel prolungare estremamente la sopravvivenza degli animali mutati.
“Questo studio dimostra il valore di un approccio integrato che combina modelli cellulari umani, modelli animali avanzati e osservazioni cliniche per accelerare lo sviluppo di terapie per malattie rare” commenta il dottor Brunetti. “I risultati rappresentano un passo importante verso la possibilità di trattamenti efficaci per le malattie mitocondriali pediatriche”.
Lo studio rappresenta un esempio di collaborazione scientifica internazionale e dimostra come piattaforme basate su cellule staminali e modelli traslazionali avanzati possano accelerare lo sviluppo di terapie per malattie rare e per altre patologie neurologiche caratterizzate da disfunzione mitocondriale.
L’agenzia europea per i medicinali (EMA) ha già riconosciuto a sildenafil la Orphan Drug Designation per la sindrome di Leigh. Sono ora in corso studi clinici per valutarne sicurezza ed efficacia su un numero più ampio di pazienti.
Questi risultati segnano una svolta storica nella gestione della sindrome di Leigh che intravede una concreta prospettiva di trattamento. Un passo che rappresenta una reale speranza per i bambini colpiti dalla malattia e per le loro famiglie, con l’obiettivo di cambiare in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita delle persone affette da questa grave patologia.
1. Zink A, Dai DF, Wittich A, et al. Pluripotent stem-cell-based screening uncovers sildenafil as a mitochondrial disease therapy. Cell. 2026;189(6):1656-1679.e42.

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